Chiara Villani 9 Febbraio 2018

Analizziamo da vicino tutta la trafila burocratica capitata a un cittadino con la sua auto

Ritorniamo a parlare di cinghiali, con un’amara storia risalente al 1° novembre 2016, epoca in cui i cinghiali nelle strade urbane erano ancora una straordinaria epifania e non la consuetudine. Un’odissea quella di un cittadino di Roma Nord che stiamo per raccontare, e che a distanza di oltre un anno ancora non si è risolta. Ma partiamo dal principio; il suddetto cittadino la notte del 31 ottobre si trovava a percorrere via Trionfale in direzione di via Cassia, all’altezza di via Nicola Tagliaferri nei pressi della riserva naturale dell’Insugherata, quando un cinghiale ha attraversato repentinamente la carreggiata, tagliandogli la strada e provocando un brusco tamponamento con l’automobile; nonostante gli ingenti danni riportati dalla macchina, che testimoniano la violenza dell’urto, il cinghiale è fuggito senza mostrare alcun turbamento, dileguandosi verso il parco. Il cittadino in seguito alla colluttazione ha dunque atteso per più di due ore l’arrivo della polizia municipale di Roma che, sopraggiunta nel luogo dei fatti alle 4:00 circa di mattina, ha eseguito le normali procedure di intervento e redatto il verbale. Nei giorni successivi il cittadino ha prontamente interpellato il proprio avvocato, dando inizio a un iter travagliato ed infinito con lo scopo di ricevere un risarcimento a copertura dei gravi danni provocati all’autovettura, inutilizzabile e di preventivabile riparazione solo in caso di rimborso; dapprima si è tentato un contatto con la Direzione regionale Agricola e Sviluppo Rurale, Caccia e Pesca, la quale ha comunicato che, in quanto abrogato il proprio fondo per il risarcimento per danni provocati dalla fauna selvatica, non è più un’operazione di loro competenza; dunque in un secondo momento è stata contattata la Regione Lazio, a cui è stata fornita tutta la documentazione richiesta. Dopo un silenzio di anno, dovuto alla necessità di effettuare un sopralluogo eseguito in gran ritardo per un errore di competenze, all’arrivo del tanto atteso responso della Regione Lazio, è stato proprio il caso di dire: oltre al danno anche la beffa. Infatti non solo è stata rigettata la richiesta da parte del cittadino, ma le motivazioni fornite sono risultate veramente scandalose: la regione afferma infatti che nel tratto di strada dove è avvenuta la colluttazione con l’animale è riportato il cartello che segnala la presenza di pericolo di attraversamento di animali selvatici. Ad oggi i cartelli sono effettivamente esposti in alcune aree della zona, ma affissi successivamente all’incidente di oltre un anno fa, mentre il tratto specifico dell’incidente ne risulta ancora sprovvisto. Fortunatamente l’accorto cittadino, con lungimiranza poco dopo i fatti aveva registrato un video sul tratto di strada incriminato, testimoniando la non-presenza dei cartelli al momento dello sventurato avvenimento. Ora dunque il malcapitato cittadino, si trova costretto a intraprendere azioni legali nei confronti della regione, che con prepotenza esercita il proprio potere in maniera scorretta ed esclusivamente a proprio vantaggio, impostando il proprio operare sulla barbara legge del più forte. Se le istituzioni in primis non si impegnano a dare il buon esempio di un comportamento giusto e corretto, come si pretende che i cittadini abbandonino l’ottica egoistica che li contraddistingue, per dedicarsi al bene comune?

A cura di Chiara Villani

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